"Era un manoscritto spagnolo. Conoscevo pochissimo di quella lingua, ma ne sapevo abbastanza per capire che poteva trattarsi di un libro divertente, vi si parlava di briganti, di spettri, di cabalisti, e nulla più della lettura di un romanzo bizzarro era adatto a distrarmi dalle fatiche della campagna militare. Convinto che non sarebbe più tornato dal legittimo proprietario, non esitai a impadronirmene." J.P.
Scritti "senza padrone", residui volatili ed anonimi, pagine di diari e riflessioni disordinate di qualcuno nella sua (peraltro ancor breve) vita ha gettato lo sguardo alla complessità della psiche, della storia, della politica. Non sempre secondo costrutto, spesso con buona dose di passione.
La Contea era stata molto più grande, un tempo. Ma oggi il leone rampante in campo azzurro non dominava neppure un sesto delle storiche terre degli avi. Ed al castello non stava più nessuno. Nemmeno i confini parevano più presidiati e nessun cavaliere, nè cavallo alcuno, pattugliavano gli stretti sentieri dei colli d'intorno. Ovunque giaceva il silenzio ed un meriggiare tra ricordi sopiti, ,ma sotto la pallida luna d'inverno qualcuno tramava nell'ombra, una volta in più delle altre.Nelle terre della costa il Falco adocchiava la preda, stanca e passita, che pasteggiando nel loto era dimentica di ogni cosa. Il Falco stava, operoso, in attesa.
"La contea un giorno sarà del Falcone" disse il Grigio signore, alto e sottile, increspando le labbra minute, serrate tra i baffi ed il Pizzo appuntito.
La Volpe gli era dintorno, sinuosa. Ripetè la litania, quella solita cosa. "Mio signore" si fregava le mani "Se unissimo tutti questi Villani... Se ai nostri unissimo il volgo sarebbe gran cosa! Dovremmo dirlo all'Albero dove il Falco si posa." "E poi" disse il signore vibrando le nari "Pensami a capo di tutti quei Legionari" Entusiasta la Volpe della sua vecchia idea "Prenderemo il controllo della Contea!".
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