La liberazione non si aspetta. Non è qualcosa da attendere, ma da Conquistare, così è stato per i padri e i nonni che hanno, da partigiani, combattuto per i diritti che oggi noi vediamo scontati, ma che scontati non erano e non sono.
Il 25 Aprile è un raro esempio di festa laica che non ha al centro solo una vaga retorica di patria, ma un sistema di valori, quelli della resistenza al nazifascismo; che trae forza dai principi della costituzione, che parla del riscatto di quella parte buona del paese, che seppe ridare un'occasione alla democrazia, messa sotto scacco per troppi anni.
Il rischio che corriamo oggi è dimenticarci di questo 25 Aprile. Trasformarlo solo in una celebrazione vuota e stantia, in cui, in nome di una assurda riconciliazione, si celebrino i caduti repubblichini fascisti al fianco dei partigiani morti per la libertà, la democrazia e la civiltà.
Il ministro La Russa dice che “un ideale vale l'altro”, alcuni preferirebbero vietare bellaciao, altri lamentano al 25 aprile il fatto di essere festa di una parte e non di tutte le parti.
Il 25 Aprile è la festa della liberazione di tutta l'Italia dal Nazifascismo, è la festa di tutti quelli che si riconoscono nella lotta, nella resistenza, nei principi della costituzione, in ciò che ha riscattato il nostro paese da quel triste e sporco ventennio. Ma se qualcuno ha nostalgia di quegli anni, se qualcuno pensa che i valori della resistenza non siano importanti, se pensa che un partigiano sia eguale ad un volontario della X, allora questa non è la sua festa, ed è meglio lasciare da parte le ipocrisie, perchè offende la memoria leggere alcune dichiarazioni che campeggiano nei giornali in questi giorni.
C'è gente che per la Liberazione è morta. Per Conquistarla.
Non nascosta ad aspettare per controllare da che parte stare, non antifascista dal 26 Aprile in poi.
Gente che stava dalla parte Giusta.
A quelli oggi va il mio rispetto ed il mio saluto.
Degli altri, se c'è, si occuperà il padreterno.