giovedì 12 giugno 2008

Erano in SEI

Mineo è un paesino sconosciuto dell'entroterra Catanese.
Quando ho avuto la fortuna di visitare la Sicilia credo di esserci passato "vicino", senza mai toccarlo... Non credo che quel borgo antico della sicilia sia stato conosciuto da molti, fino ad oggi.

Fino ad oggi.
Oggi laggiù sono morti SEI operai.
Morti per le esalazioni tossiche, mentre lavoravano, mentre ripulivano un depuratore, senza protezioni.
Tutti e SEI, uniti, come in un abbraccio, scrivono i giornali.
Io non voglio scrivere righe retoriche.
Perchè quando SEI persone vanno a lavorare e nessuno torna a casa non serve la retorica.

Serve sapere di chi sono le responsabilità.
Serve capire perchè possono succedere queste cose, in questo Paese.


mercoledì 11 giugno 2008

Gli Scissionisti


Oggi il manifesto ospita un trafiletto in cui A.O. dà le sue opinioni sul futuro della sinistra.
A.O. è stato, in un passato non recentissimo, un esponente politico di primissimo piano... Di quel partito che ora non c'è più, traghettandolo a divenire un altro partito... Che ora non c'è più.
O. lo ricorderete tutti perchè, nel lontano 1994, aveva una gioiosa macchina da guerra, che lui condusse, pare, con la perizia di un Cadorna.
Da quel dì in poi la vita politica di O. è più dietro le quinte.
Nel 2004 dà vita, con un noto ex-magistrato, ad una lista per le europee.
Un altra batosta: solo il 2,1%, meno di quanto raccolto dal solo uomo di montenegro di bisaccia in competizione solitaria.

Nel 2008 è entrato (che fortuna) nel progetto dell'arcobaleno. Non c'è bisogno nemmeno di rinvangare.
Oggi sul manifesto O. vaticina la creazione di una nuova formazione di sinistra, ispirata al socialismo europeo, e pronostica una scissione in Rifondazione ed una dentro il Partito Democratico. Tutti gli scissionisti a correre nelle braccia del nuovo, entusiasmante progetto indicato da O.

Successo assicurato.
Conoscete un rituale scaramantico non palesemente triviale o maschilista? E che sia Efficace.

martedì 10 giugno 2008

La solita Storia


Ieri sera mi sono reso conto che sono iniziati gli Europei di Calcio.
Una sorta di rituale minore rispetto al mondiale, ma sempre assai attrattivo per le genti italiche.

Sono entrato in un bar, ho visto che in tv mandavano la partita...
"Chi gioca?"
"Germania contro Polonia"
"Ah Dai... E come va?"

Il barista mi fa "Vince la germania, due a zero"

Sono uscito pensando che, in fondo, anche se in metafora, è sempre la solita storia.



sabato 7 giugno 2008

Parole a sProposito

Citare gli Ipse dixit, discettare in aforismi, estrapolare parole da pensieri o testi scritti in luoghi e tempi lontani è un azione che percorre lo stretto sentiero tra l'eleganza retorica e la fallacia.

Alcuni pensieri sono (quasi) universali, altri invece lo possono sembrare, ma in realtà sono ben radicati dentro il loro contesto, cosicchè svellerli significa privarli della ragione intrinseca alla prima espressione di quelle parole.
Questa è una grande distinzione in ambito religioso, tra la Lettera delle scritture e l'Interpretazione delle stesse, che fa sì che i vari cultori della ortodossia legata alla parola si possano consumare in citazioni bibliche per giustificare prassi e regole che appaiono inattuali quando non inattuabili, scambiando talvolta la metafora della parola per sostanza di regola.



Questo peccato ha attraversato anche la sinistra atea, che in alcuni tempi e situazioni si è piegata a eccessi dogmatici (quasi comici) secondo forse quella che Steiner definisce la nostalgia dell'assoluto. Ma questa è un'altra storia, che magari ci racconteremo in futuro.

Oggi invece mi permetto di fare qualche abuso di citazione.

L' 8 giugno del 793, fu una giornata davvero importante per la Britannia e l'Europa.

Lindisfarne è un'isoletta, detta "la santa" che ospitava, in quel tempo, il più importante monastero del nord della Britannia.
I monaci si sentivano sicuri nel loro nucleo primigenio, certi dello scudo della fede (o del timor di Dio) e della ruvidezza di costumi che gli evangelizzatori hanno sempre avuto.
Eppure verso mezzodì stava per iniziare lo "scontro di civiltà"...
Un numero imprecisato, ma noi ne immaginiamo non moltissime, di Drakkar, sorta di unità navali dal piccolo pescaggio, con la potenzialità dei barconi da sbarco dei film bellici, cariche di figuri imponenti, nuovi barbari che dopo i germani si riversavano sanguinari sulle rive della civiltà cristiana. Vichinghi.
Quel giorno ci fu una scorribanda, ed una strage di monaci e laici.

L'età Vichinga cominciava e sarebbe durata fino a tutto il 1066.
Per due secoli, chiunque nelle zone costiere d'europa, avrebbe dovuto tenere conto di questi uomini rozzi e barbari, ma progrediti militarmente. Il nord del mondo straccione ma riottoso, si affacciava prepotente alla finestre di legno cesellato della "storia conosciuta".

Oggi non ci importa vedere come questi uomini alti e barbuti, barbari nel senso più classico del termine, avrebbero cambiato l'europa trovando anche alleati nei popoli celti, piuttosto mandiamo uno sguardo alle reazioni di chi era rimasto, per così dire, offeso.

In quei giorni concitati il panico per la strage aggrovigliò le budella degli eruditi (che poi erano spesso monaci a loro volta) di tutto il mondo (cristianamente inteso)...
Nel dilagare dei commenti, un monaco tedesco, scrivendo le cronache sullo scuotimento morale che l'episodio aveva creato in tutta l'europa, riportò le parole che il profeta Geremia aveva usato, nel VI secolo a.C. per descrivere il pericolo che correva Gerusalemme, subito prima della grande deportazione.
Le parole erano completamente fuori contesto... Ma rendevano l'idea della ansiosa preoccupazione che serpeggiava nel vecchio mondo...

Oggi a 1215 anni di distanza anche io utilizzo, ovviamente a sproposito, le stesse parole.




Il Signore mi disse: "Dal Settentrione si rovescerà la sventura su tutti gli abitanti del paese."






Poesie nella città di M.

Non so se vi ho mai parlato della città di M.

La città di M. non sembra il tempio della poesia, a chi viene a vederla da fuori.
Forse perchè il suo centro storico non ha la grazia dei paesi costieri, con stretti vicoli ciechi e le case ammucchiate a ridosso sul mare, nei quali immaginare pirati ottomani comandati da un qualche severissimo Alì Pascià.
Forse perchè incontrandola in treno a stagliarsi sono le ciminiere e le gru poderose dei lotti industriali, non i pinnacoli e le cupole rivestiti di sottili lamine di rame dell'europa centrale.

Eppure la città di M. si trova in un luogo ristretto, schiacciata su un mare che non vede mai da un altopiano roccioso e policromatico che la costringe dal nord.
La città di M. è un antico mercato che si è fatto polo industriale. Gli Ottomani qui ci sono arrivati davvero, anche se non sembra possibile immaginarli.

Poi la città di M. è soprattutto una città divisa in due; c'è la sua parte operaia, ruvida, resistente, quella vestita di blu in primo di maggio, quella delle lotte dei decenni passati; c'è la sua parte piccolo borghese, arcigna, paesana, mercantilista, quella che ha i suoi interessi di bottega, che mastica acide parole sorseggiando caffè di mattina, quella che i tempi andati...

Che poi forse non è questo il modo più giusto per dividere questa città.
C'è anche la città di chi è autoctono con il bollino, e di quelli, ormai maggioranza, che vengono, in un modo o nell'altro, da fuori.
C'è anche la città di chi è semplicemente dall'una o dall'altra parte politica (con qualcuno nel mezzo, inutile dirlo).

C'è anche la città di quelli a cui piace che esista, nella piccola città di M. che non sembra il tempio della poesia a chi viene da fuori, un festival che si occupa di Poesia, musicata, parlata, scritta e spiegata.
E c'è ovviamente la città di chi aspetta soltanto la festa del vino, la settimana prossima.
Perchè bere, nella città di M. è sempre un buon viatico.
Mentre la Poesia, si sa, è SNOB ovunque, figuriamoci nella città di M.

E quindi eccoli lì, i microRas urbani che si accalcano sulla contabilità poetica, pronti a riesumare dalle polveri Dante e Petrarca, mentre si affossa il festival di poesia contemporanea, perchè l'investimento economico rischia di ridurre l'importanza della festa enologica suddetta...




Sarò ostinato, ma io continuo a saper fare entrambe le cose, bere vino ed ascoltare poesie.
Chiamatelo eclettismo.


martedì 3 giugno 2008

La Patria, la Repubblica e la Tirannide


Stai attento con l'amore per la Patria; pensa al motto "dulce et decorum est pro patria mori", ripetuto infinite volte e scritto sui frontoni degli edifici pubblici. Anche il fascismo parlava di Patria, diceva che bisogna difendere la patria, dare la vita per la patria. La parola patria si presta ad inganni da parte di coloro che detengono il potere. Quel motto, pensaci bene, è sì un motto repubblicano, ma chi sfrutta un motto di questo genere? Chi è che pronuncia questo motto? Sono spesso tiranni e tirannelli.

[Norberto Bobbio - Dialogo attorno alla Repubblica]



domenica 1 giugno 2008

Un'Idea Brillante (II)


C'è una città del nord-est abbastanza nota che ha un prosindaco (figura misteriosa non prevista dalla legge) abbastanza noto, che ha detto cose abbastanza note sugli immigrati nel passato più o meno recente.

Il politico in questione è quello che ben decise di togliere le panchine dal centro-città per evitare che ci si sedessero gli immigrati, lo ricordo per connotare al meglio il personaggio.
Oppure aveva invocato la "pulizia etnica" contro gli omosessuali (culattoni, nel suo forbito incedere verbale)...

Ebbene, qualche giorno fa, è partito di nuovo in uno sproloquio contro gli stranieri...
"Non vogliamo razze straniere"
ha detto il protostrator trevigiano, suscitando perplessità nei veterinari...
E sì, perchè questa volta, gli indegni immigrati cui si riferiva sono CANI (materialmente, non per leghismo verbale), indegni perchè figli di stirpi ululanti non patrie, e quindi non rispettose dell'equilibrio e dell'economia floreale della zona. Insomma ha chiesto un salto di qualità, un forte impegno per rilanciare una autarchia canina, un arianesimo canino...
Dicono che il Lupo Italiano vada bene... Ancora non chiarite invece le posizioni sul Pastore Sardo ed il Mastino Napoletano. Di Trevigiano, nonostante gli sforzi, pare sia pervenuto solo radicchio...

Purtroppo per il dinamico G. da recenti ricerche risulta che anche negli allevamenti trevigiani continuino ad essere ospitate razze straniere di ogni tipo, australiani, albionici, germanici...

La battaglia del prosindaco però è appena iniziata...